In questo articolo vogliamo portarvi con noi nel nostro viaggio on the road di 10 giorni in Oman, tra dune, montagne, wadi e paesaggi che ci hanno sorpreso ogni giorno.
L’Oman è stato una scoperta incredibile, avevamo aspettative alte, ma la realtà è riuscita persino a superarle.
In questi 10 giorni preparatevi a rimanere più volte a bocca aperta davanti alle meraviglie che questo Paese ha da offrire, senza dimenticare l’accoglienza e la gentilezza di un popolo che ci ha fatto sentire subito i benvenuti.
Quando andare in Oman?
Il periodo migliore per andare in Oman è tra ottobre e aprile, quando le temperature lo consentono (in estate si possono raggiungere temperature elevate, sopra i 45 gradi!).
Noi ci siamo stati gli inizi di dicembre, la temperatura era perfetta, tra i 30 gradi del giorno e i 20 della sera. Tranne la notte nel deserto, li l’escursione termica è elevata, ma ne parleremo più avanti nell’articolo!
Una cosa è certa: partirete con il giubbotto e, poche ore dopo, sarete già in maniche corte, non è una brutta sensazione, vero?
Giorno 1
Il nostro viaggio on the road inizia da Muscat, capitale del Sultanato dell’Oman. Una volta atterrati, ritiriamo subito l’auto: il nostro consiglio è di noleggiare un 4×4, indispensabile per affrontare al meglio questo itinerario.
Abbiamo scelto di trascorrere il primo giorno a Muscat perché, dopo aver viaggiato durante la notte, ci sembrava il modo migliore per ricaricare le energie in vista dei giorni successivi.
Sistemate le valigie nel nostro appartamento, link dell’appartamento affiliato booking con spiegazione di come ci siamo trovati ecc, siamo partiti subito alla scoperta della città.
La prima tappa è stata la Royal Opera House Muscat, teatro inaugurato nel 2011 e oggi importante centro culturale del paese.
La Royal Opera House è visitabile all’interno tramite una visita guidata. Vengono formati dei gruppi che poi verranno guidati all’interno con spiegazioni del teatro. Il biglietto è acquistabile direttamente in loco, il costo è di circa 7 rial omaniti (prezzo del 2025).
Dopo la visita, ci siamo diretti verso la Old Muscat, la città vecchia, caratterizzata dalle principali attrazioni della captale.
Qui abbiamo visitato il museo Bait Al Zubair, museo che promuove l’arte e la cultura omanita, al suo interno troverete costumi, armi tradizionali -tra cui i famosi Khanjar, pugnale tradizionale- monete, gioielli e molti altri oggetti che permettono di immergersi davvero nella storia e nelle tradizioni del Paese.Un ringraziamento speciale va a Salim, guida che lavora all’interno del museo, per la gentilezza e la professionalità con cui svolge il suo lavoro, ma soprattutto per il cuore con cui accoglie i visitatori.
Noi vi consigliamo di visitare questo museo il primo giorno,è un ottimo modo per entrare subito in contatto con la cultura omanita e iniziare il viaggio con uno sguardo più consapevole sul Paese che state per scoprire.
Al tramonto non poteva mancare una passeggiata lungo la Corniche di Mutrah, fidatevi ne rimarrete incantati.
Per concludere la giornata, recatevi al suoq di Mutrah e lasciatevi trasportare dalla sua atmosfera, perdendovi tra il profumo dell’incenso e la grande varietà di prodotti.
Giorno 2
II secondo giorno inizia con la sveglia presto: il nostro road trip in Oman può finalmente cominciare.
La destinazione finale di oggi è Sur, cittadina costiera a circa due ore da Muscat, ma lungo il tragitto ci aspettano diverse tappe imperdibili.
La prima è Bimmah Sinkhole, un luogo davvero spettacolare. Si tratta di una dolina carsica naturale, anche se la leggenda locale racconta che si sia formata in seguito alla caduta di una stella. Non a caso il suo nome arabo, “Hawiyat Najm”, significa proprio “il luogo dove cadde la stella”. In realtà, la sua origine è dovuta al cedimento del terreno, ma il fascino di questo posto resta intatto.
Il Bimmah Sinkhole si trova all’interno dell’Hawiyat Najm Park e l’ingresso è gratuito. Una tappa che secondo noi merita assolutamente una sosta.
Proseguendo verso Sur, abbiamo raggiunto Wadi Shab e qui le aspettative sono state superate: un posto incredibile.
Una volta arrivati, abbiamo preso una piccola barca, con un costo di pochi rial a persona, che ci ha portati sull’altra sponda. Da lì inizia il trekking, immersi in uno scenario bellissimo fatto di canyon, pareti rocciose dorate e acqua turchese.
Il percorso non è particolarmente difficile, ma vi consigliamo di indossare scarpe adatte, perché in alcuni punti il terreno può essere scivoloso o un po’ dissestato.
Dopo circa 30-40 minuti di cammino si raggiungono le prime piscine naturali. Da qui, per proseguire fino alla grotta — il punto più scenografico dell’intero percorso — si può andare avanti solo a nuoto.
Per questo vi consigliamo di portare con voi una sacca impermeabile, utile per tenere al sicuro telefono e oggetti personali, oltre alle scarpine da scoglio, che possono tornare davvero comode.
Un’altra cosa importante: lungo il percorso non ci sono servizi, quindi ricordatevi di portarvi dietro abbastanza acqua, soprattutto nelle giornate più calde.
Arrivati a Sur in serata, siamo andati a fare un giro nel souq. Rispetto a quello di Mutrah lo abbiamo trovato molto più tranquillo e autentico: c’erano pochissimi turisti ed è stata un’esperienza davvero molto local.
Giorno 3
Il terzo giorno inizia con la visita al cantiere navale di Sur, un luogo davvero affascinante dove ancora oggi lavorano artigiani specializzati nella costruzione dei tradizionali dhow, le storiche imbarcazioni omanite.
È una visita che secondo noi vale assolutamente la pena fare: richiede circa una o due ore, in base a quanto tempo decidete di dedicare al cantiere e al piccolo museo interno, che abbiamo trovato molto interessante e utile per capire meglio la tradizione marittima di questa città.
Dopo la visita, ci siamo fermati ancora un po’ a girare per Sur ed è stato proprio in quel momento che abbiamo vissuto uno degli incontri più belli del viaggio. Abbiamo conosciuto Omar, che ci ha invitati a bere un caffè a casa sua e ci ha fatto conoscere la sua famiglia.
Sono momenti come questo che restano davvero impressi e che ci hanno fatto capire, ancora una volta, quanto il popolo omanita sia accogliente, gentile e autentico.
Dopo Sur, è arrivato il momento di cambiare completamente scenario: prossima tappa, il deserto.
Noi avevamo prenotato una notte al Layali Camp, un campo tendato immerso nelle dune. Prima di addentrarci nel deserto ci siamo diretti a Bidiyah, dove abbiamo trovato un gommista per sgonfiare le ruote. È un passaggio fondamentale se volete affrontare il deserto con la vostra auto, soprattutto se guidate in autonomia.
Dopo questa sosta, è iniziata davvero la nostra avventura tra le dune. La prima parte del percorso segue una pista battuta abbastanza chiara e semplice da percorrere. Il piccolo problema è arrivato nel momento in cui abbiamo dovuto lasciare la strada principale per raggiungere il campo: quel tratto non era segnalato benissimo e, per non rischiare di perderci nella sabbia, abbiamo preferito fermarci e aspettare il ragazzo del campo, che è venuto a prenderci e ci ha guidati fino all’arrivo.
Passare una notte nel deserto, per noi, è una di quelle esperienze da non perdere assolutamente durante un viaggio in Oman.
Vivere il tramonto tra le dune, cenare nel campo tendato e trascorrere la serata attorno al falò con i beduini è qualcosa di davvero unico, uno di quei momenti che ti fanno sentire lontanissimo da tutto e completamente immerso nella magia del luogo.
Giorno 4
Il quarto giorno inizia con una bellissima alba tra le dune. Fidatevi: è uno di quei momenti che sarà davvero difficile dimenticare.
Dopo aver salutato la nostra tenda immersa nel deserto, ci siamo rimessi in viaggio in direzione di Wadi Bani Khalid, una delle tappe più conosciute dell’Oman.
Si tratta di un luogo piuttosto turistico, e si percepisce anche da quanto stiano investendo per renderlo sempre più accessibile. Nonostante questo, resta un posto davvero bellissimo, famoso per le sue piscine naturali perenni, incastonate tra le rocce e circondate da un paesaggio spettacolare.
Noi abbiamo deciso di spingerci un po’ oltre, fino a raggiungere la grotta di Muqal. Ve la consigliamo solo se non soffrite di claustrofobia, perché in alcuni punti può risultare piuttosto stretta e poco confortevole.
Dopo la giornata trascorsa nel wadi, abbiamo raggiunto il nostro hotel a Birkat Al Mouz, uno dei villaggi in rovina più famosi del Sultanato.
Qui si possono ammirare da vicino i tradizionali sistemi di irrigazione falaj, riconosciuti come Patrimonio UNESCO, che raccontano ancora oggi una parte importantissima della storia e della cultura omanita.
Giorno 5
Sveglia presto e partenza in direzione Nizwa.
Non abbiamo scelto casualmente il venerdì per visitarla: è proprio in questo giorno, infatti, che all’interno del souq si svolge il celebre e suggestivo mercato del bestiame, uno degli appuntamenti più autentici della città.
Il consiglio è di arrivare presto, perché il mercato inizia intorno alle 7 del mattino. Più che un semplice mercato, sembra quasi una vera e propria esposizione, dove gli allevatori mostrano gli animali che intendono vendere.
È stata sicuramente un’esperienza che ci ha colpiti molto: per certi aspetti può risultare anche piuttosto forte, ma fa parte della cultura locale ed è uno di quei momenti che aiutano davvero a comprendere meglio il paese che si sta visitando.
Terminato il mercato, ci siamo lasciati trasportare dall’atmosfera del souq di Nizwa, che alla fine è stato probabilmente il nostro preferito di tutto il viaggio.
Tra i vicoli del mercato è impossibile non lasciarsi conquistare dai profumi delle spezie, dai colori delle bancarelle e dalle botteghe artigianali, perfette anche per fare qualche acquisto da portare a casa.
Dopo Nizwa ci siamo spostati verso Jabreen Castle, che si trova a circa mezz’ora di distanza.
Costruito nel 1675 dall’Imam Bil’arab bin Sultan Al Ya’rubi, questo castello è famoso soprattutto per i suoi splendidi dettagli artistici e per gli interni particolarmente curati. Secondo noi è una tappa che vale assolutamente la pena inserire nell’itinerario.
Dopo la visita a Jabreen Castle abbiamo proseguito verso il Forte di Bahla, riconosciuto come Patrimonio UNESCO.
Che dire: bellissimo.
Se decidete di visitarlo, vi lasciamo anche una piccola tip. All’interno vi consigliamo di prendervi un po’ di tempo per partecipare all’esperienza dei vasetti di argilla: è un’attività semplice ma davvero carina, e vi resterà anche un piccolo souvenir di viaggio.
Un altro luogo che secondo noi merita una visita è l’Oman Across Ages Museum, noto già dall’esterno per la sua architettura molto particolare. All’interno il percorso racconta la storia del Sultanato, dalle civiltà più antiche fino all’epoca del Sultano Qaboos, figura fondamentale per il processo di modernizzazione del paese.
Giorno 6
Oggi si parte con scarpe da trekking ai piedi e tanta voglia di scoprire uno dei luoghi più affascinanti dell’Oman: Jabal Akhdar, la celebre “Montagna Verde”.
In questa giornata abbiamo percorso il sentiero che porta alla scoperta di tre villaggi tradizionali: Al Aqr, Al Ayn e Ash Shirayjah, immersi in un paesaggio davvero incredibile.
Per raggiungere questa zona è obbligatorio avere un 4×4. All’inizio della strada che sale verso la montagna, infatti, si trova un checkpoint della polizia, dove viene controllato che il veicolo sia adatto a percorrere il tragitto. Un dettaglio importante da tenere a mente quando organizzate questa tappa.
Dopo una strada panoramica fatta di tornanti e scorci spettacolari, si arriva al primo villaggio, Al Aqr, da cui inizia il trekking.
Il sentiero è ben segnalato e molto piacevole da percorrere. Noi lo abbiamo trovato davvero scenografico, con viste continue sui terrazzamenti, sui villaggi arroccati e sulle montagne circostanti. Considerando un passo tranquillo e qualche sosta per godersi il panorama, il percorso dura circa tre ore.
Una volta terminato il cammino, vi consigliamo di raggiungere anche il viewpoint sopra il villaggio di Al Aqr. Da qui, oltre al panorama, si possono osservare anche dei fossili marini, testimonianza del fatto che quest’area, milioni di anni fa, era interamente sommersa dal mare.
Dopo aver trascorso la giornata sulla Montagna Verde, siamo tornati verso Nizwa per visitare uno dei suoi simboli più importanti: il Forte di Nizwa.
La sua costruzione iniziò intorno al 1650 per volere dell’Imam Bin Saif Al Ya’rubi e fu completata dodici anni più tardi. Oggi è uno dei siti più visitati di tutto l’Oman e, secondo noi, anche uno dei più interessanti per comprendere davvero la vita all’interno di una fortezza omanita.
Passeggiando tra le sue stanze, i corridoi e i vari percorsi interni, si ha la sensazione di entrare in contatto con la storia del paese in modo molto concreto.
All’interno del forte si può inoltre assistere alla Razha, una danza popolare tradizionale conosciuta anche come danza della spada. In origine veniva eseguita per annunciare una guerra, celebrare una vittoria o mediare tra fazioni opposte; oggi è diventata un simbolo di celebrazione, identità e accoglienza.
Giorno 7
La giornata di oggi è dedicata a un’altra montagna iconica dell’Oman: Jabal Shams, conosciuto anche come il Grand Canyon d’Arabia.
Partendo da Nizwa, prima di raggiungere la meta principale vi consigliamo di fare una sosta a Misfah Al Abriyeen, considerato da molti uno dei villaggi più belli di tutto il Sultanato.
La visita è piuttosto breve, ma secondo noi merita assolutamente una tappa: passeggiare tra le case in fango, i vicoli silenziosi e le palme regala un’atmosfera molto particolare, quasi sospesa nel tempo. È uno di quei luoghi in cui vale la pena rallentare un attimo prima di ripartire.
Dopo Misfah, il viaggio prosegue verso Jabal Shams. La strada per arrivare è quasi interamente asfaltata, fatta eccezione per gli ultimi chilometri, dove si incontra un tratto sterrato. Noi non lo abbiamo trovato particolarmente difficile, ma avere un 4×4 rende sicuramente il percorso più semplice e tranquillo.
Terminata la parte asfaltata, abbiamo raggiunto il punto di partenza del celebre W6 – Balcony Walk, uno dei trekking più famosi della zona.
Si tratta di un percorso di difficoltà moderata. Leggendo le recensioni si trovano pareri molto diversi, ma per la nostra esperienza possiamo dire che non è un sentiero a picco sul vuoto come spesso viene descritto.
Può però risultare più impegnativo per chi soffre di vertigini, soprattutto in alcuni punti panoramici. In generale, il sentiero è abbastanza largo da permettere il passaggio di due persone, anche se a tratti il dislivello si fa sentire.
Percorrendolo con calma e concedendosi qualche sosta per ammirare il panorama sul canyon, il trekking dura circa quattro ore.
E ne vale davvero la pena, perché i panorami che si aprono lungo il cammino sono tra i più impressionanti di tutto il viaggio.
Dopo la giornata trascorsa tra le montagne del Grand Canyon d’Arabia, ci aspettava un lungo trasferimento di circa quattro ore per raggiungere Sohar.
È una tappa che raramente viene inserita nei classici itinerari in Oman, ma per noi merita assolutamente di essere considerata.
Giorno 8
La giornata di oggi inizia con un unico obiettivo: visitare la Grande Moschea del Sultano Qaboos di Sohar.
Ve lo diciamo sinceramente: se non ci fosse comparsa quasi per caso mentre stavamo organizzando l’itinerario, probabilmente anche noi ce la saremmo persa. E invece, una volta arrivati, ci siamo resi conto subito che ogni chilometro percorso per raggiungerla ne era valso assolutamente la pena.
La moschea è un vero e proprio capolavoro architettonico, caratterizzato da uno stile elegante che unisce influenze persiane e dell’Asia Centrale. Già solo l’esterno colpisce per armonia e imponenza, ma è soprattutto l’atmosfera del luogo a renderla speciale.
La cosa che ci ha sorpreso di più è stata la tranquillità della visita: non essendo una delle tappe più presenti nei classici itinerari in Oman, al momento della nostra visita eravamo gli unici presenti, e questo ha reso l’esperienza ancora più speciale. Ed è stato davvero uno di quei momenti che rendono un viaggio ancora più memorabile.
Dopo la visita alla moschea, ci siamo diretti verso il Forte di Sohar, un’imponente fortezza affacciata sulla costa, costruita tra il XIII e il XIV secolo.
Anche qui abbiamo trovato un’atmosfera incredibilmente tranquilla: pochissimi visitatori e la possibilità di esplorare il forte con calma, godendoci ogni spazio senza fretta.
Dopo pranzo abbiamo deciso di rimetterci in viaggio in direzione di Muscat, tappa finale del nostro road trip in Oman.
È stato uno di quei trasferimenti che hanno il sapore della fine del viaggio, quando da una parte sei felice di aver vissuto così tanto e dall’altra inizi già a sentire un po’ di nostalgia per tutto quello che stai lasciando alle spalle.
Giorno 9
Ultimo giorno in Oman, non poteva mancare la visita nella Grande Moschea del Sultano Qaboos.
Un’imponente moschea principale luogo di culto della capitale del Sultanato, famosa per il suo enorme tappeto persiano e il lampadario Swarovski, è visitabile all’interno dalle 8 alle 11.
Dopo la visita della moschea ci siamo diretti al Museo Nazionale, situato di fronte al palazzo reale Al Alam.
La fortuna ha voluto che, dopo aver visitato il museo, all’uscita abbiamo assistito all’arrivo del presidente del Libano in visita al Sultano Omanita, con la celebrazione di arrivo al palazzo, è stata un’esperienza unica, per concludere in bellezza il viaggio in Oman.
La giornata si è conclusa con una passeggiata al tramonto lungo la Corniche e poi con gli ultimi acquisti al souq di Mutrah.
Considerazioni finali
L’Oman è uno di quei paesi che riescono a lasciarti qualcosa dentro.
Ci ha colpiti per i suoi paesaggi, per la sua cultura, ma soprattutto per l’umanità delle persone che abbiamo incontrato lungo il viaggio.
È una destinazione che sta attirando sempre più turismo, ma che riesce ancora a conservare un fascino autentico e sincero, ed è anche questo che l’ha resa così speciale ai nostri occhi.
Abbiamo apprezzato ogni sfaccettatura di questo paese, dai luoghi più iconici a quelli meno battuti, e siamo grati di aver avuto la possibilità di viverlo così a fondo.
Se c’è un consiglio che possiamo darvi, è semplicissimo: partite per l’Oman, perché merita davvero di essere scoperto.